La settimana scorsa il governo britannico laburista guidato da Gordon Brown ha condotto un'inchiesta sui conti delle squadre della Premier League. Il risultato che ne è emerso è preoccupante per i tifosi d'oltremanica: la maggior parte delle società ricorre puntualmente al doping amministrativo per "truccare" i bilanci e riuscire a mantenere alto il livello qualitativo delle squadre. Se le tre squadre inglesi semifinaliste in Champions possiedono rose che le migliori formazioni italiane non sono riuscite a contrastare è anche per questo. Da molti giornalisti di casa nostra si alzano elogi su elogi per il calcio britannico. Forse non sanno come stanno realmente le cose, forse dimenticano che costruire formazioni con bilanci alterati alla lunga potrebbe rivelarsi altamente controproduttivo. Eppure la migrazione di campioni e allenatori importanti in Premier League prosegue. Stando ai tabloid britannici sembra che nella prossima stagione approderanno in Premier tre carichi da novanta direttamente dalla nostra Serie A: l'attuale allenatore del Milan Ancelotti andrebbe sulla panchina del Chelsea, Riccardino Kakà rinforzerebbe i campioni del mondo del Man United e, anche dietro i malumori dello svedesone interista Ibrahimovic, ci sarebbe un club britannico. Che dovrebbero fare i club italiani? La strada sembra quella che ha intrapreso quello che al momento sembra essere il club più forte al mondo, il Barca di Guardiola. Puntare sui prodotti del vivaio, giovani che costano zero per il cartellino e proprio per questo a cui dovrebbe essere più semplice assicurare ingaggi importanti per non vederli emigrare in squadre che teoricamente dispongono di molto più denaro.
domenica 26 aprile 2009
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